Sabato mattina mi sono svegliato presto e sono andato a fare un giro in bici sopra Lecco, tre ore su e giù con un freddo imprevisto, figlio della nevicata del giorno prima. Sono tornato a casa in tempo per pranzo, mezz’ora di divano e poi al parco a fare due tiri a canestro con Filippo e Miki. Fin qui una giornata consona con quello che sono, cioè un tranquillo matto di mezz’età. Poi però ho fatto come il papà degli Incredibles, mi sono messo la tutina e sono andato, in compagnia di tre o quattro altri super eroi in pensione, a vedere Skrillex. Ci sono (ci siamo…) andati tutti con la scusa di accompagnare i nostri figli adolescenti, ma un vero dj lo rimane per sempre, e quindi era tanta la curiosità. Se non siete maschi e avete più di vent’anni è difficile spiegarvi il personaggio, diciamo che è un ex musicista metallaro californiano di 23 anni che si è trasformato in dj-produttore, diventando il numero uno in un genere musicale un filo elettronico e tirato che si chiama dubstep. È stato come vedere i Sex Pistols, aggiornati ai tempi nostri. Certo, qui non c’era nessuna pretesa sociale o filosofica, niente “Never Mind the Bollocks” (fatevi spiegare il significato…) ma se avessi avuto sedici anni sarei impazzito. Il problema è che ce li ha Filippo.
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SKRILLEX
